Una città sola, mentre il Sindaco gioca a Monopoli.

Bimbo pistolaQualche sera fa, come spesso capita, passeggiavo per il centro storico di Scafati con un mio amico.
E’ una abitudine che abbiamo da piccoli, camminare e chiacchierare, di notte, per i vicoli e le strade della nostra Città. Quando se ne possono ascoltare i silenzi, rimanere colpiti dai particolari dei palazzi più antichi, immaginare le storie più vecchie e più nuove delle pietre, delle case, delle piazze.

Quando Scafati è più bella, così bella, nonostante tutto, perchè è solo se stessa.
Ad un certo punto, finita via Trieste, passato un cumulo di immondizia accantonato sotto la scritta “Aministrazione Aliberti”, incrociamo un bambino, che ci apostrofa con qualche “mala parola”. Io e il mio amico ci ridiamo su, scherzando sul come siano cambiati i tempi, e quasi ridendo di quel quasi adolescente per nulla in soggezione, a quell’ora così tarda, nell’incontrare nel buio due uomini dalla taglia non proprio piccola.
Quel bambino, certi bambini, lo incrociamo di nuovo una trentina di metri più in là, usciti dal vicolo Nappi: nella mano sinistra ha una pistola giocattolo, mima lo sparo di un colpo. Di più colpi.

Qualche minuto fa il iIndaco della nostra Città ha annunciato il ritiro delle sue dimissioni: ha di nuovo una maggioranza, segno che la campagna acquisti è andata più che bene.
Finisce e inizia così l’ennesimo teatrino, dopo la farsa dela decadenza e della irrinunciabile tettoia: stasera in Consiglio comunale saremo chiamati a votare sul bilancio consuntivo del 2015, con un Comune sull’orlo del dissesto finanziario, il parere contrario dei Revisori dei Conti, le eccezzioni sollevate dalla relazione del MEF ancora lì tutte sul tavolo.
Il Sindaco parolaio farà il suo bel monologo, intriso di retorica e bugie che noi come sempre proveremo a confutare.
E poi si ripartirà di nuovo, col solito susseguirsi di dichiarazioni, accuse, menzogne, minacce, difese.
Ma il punto, è che mentre la politica – questa politica – trasforma le Istituzioni in una farsa tragica al servizio di qualche carriera e di chi rimane incollato alla poltrona fino alla fine, la nostra Città lentamente muore. Scompaiono le regole, scompaiono i diritti ed i doveri, scompare la legalità, scompare a tratti pure la speranza, negli occhi e nelle scelte di chi decide di andare via: rimane solo una triste giostra, dove ruotano incarichi, promesse e prebende, mentre tutto attorno galleggia, arranca, appassisce.

Mentre giocate a Monopoli con la vita e la dignità della nostra comunità, state lentamente uccidendo la nostra Città.
Laddove un tempo i partigiani si opposero ai nazisti, adesso c’è un bimbo solo che gioca con una pistola, nel mezzo della notte.
A Scafati, dopo anni di malgoverno, regalate questa fotografia come unica e principale eredità.
Ma sappiate, ora e sempre, che non ci arrenderemo, e che fine alla fine difenderemo la bellezza che resiste nella nostra Scafati.
Non per cambiare un Sindaco, una giunta, o un consiglio d’amministrazione: ma per far rinascere, dopo le macerie, la Scafati libera, pulita, democratica, che davvero non merita quello che le avete fatto in questi anni.

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