Se la vicenda di Quarto diviene una lezione per tutti noi.

urlo-beppe-grillo-207141Il fatto, perché bisognerebbe sempre partire dai fatti, è che secondo le indagini della magistratura vi sarebbero stati dei rapporti organici tra alcuni esponenti istituzionali dei 5 Stelle di Quarto e la camorra. La mia opinione, e le opinioni dovrebbero sempre venire dopo i fatti, è che credo sia sbagliato puntare l’indice contro tutto il Movimento di Grillo. Io conosco tanti, tantissimi, elettori, militanti ed anche dirigenti di quel partito. Sono cittadini e persone perbene, che credono convintamente nelle proprie idee (che io spesso non condivido) e per quelle si impegnano quotidianamente, anche con grossi sacrifici. Credo, tra l’altro, che anche in questo caso occorra essere garantisti, ed aspettare l’esito delle indagini prima di pronunciare sentenze definitive, in tutti i sensi.

Scrivo questo perché penso si debba sempre avere rispetto dell’impegno altrui e non si debba mai cedere alla tentazione delle generalizzazioni, per quanto facili o comode. E perché sono convinto che questa grave vicenda, possa indurre in tutti noi – ed anche nei 5 Stelle – la necessità di una riflessione seria su cosa sia la politica e cosa significa dedicare ad essa pezzi consistenti del proprio tempo, soprattutto nel mezzogiorno. Una riflessione – anche autocritica – sulla propaganda spesso usata come machete giustizialista e qualunquista ( “sono tutti uguali”, “rubano tutti”, “Se sei iscritto a un partito di corrotti sei corrotto anche tu…”); sulla selezione delle classi dirigenti, perché quando si passa dal banchetto al governo, forse i “like” e le primarie sui social non sono strumenti sufficienti a garantire una tenuta di legalità e di buona amministrazione; sulla necessità di spostare il confronto da una visione ideologica e una rappresentazione manichea tra onesti e disonesti (che chiunque si impegna in politica dovrebbe essere onesto e chiunque delinque dovrebbe essere rinchiuso nelle patrie galere, indipendentemente dal colore politico) ad una discussione vera, ed anche a divisioni vere,  sulle idee, sulle cose, sulle soluzioni. Ho spesso scritto di questo anche per quanto riguarda le vicende interne del mio partito: dalla riforma del sistema delle primarie al funzionamento degli organismi dirigenti, dalla necessità di un dibattito urgente sulla funzione della rappresentanza e dei corpi intermedi al bisogno di rinnovare profondamente pratiche e modus operandi spesso sbagliati e deleteri.

Per questo mi auguro che in tutto il Movimento 5 Stelle la vicenda grave, gravissima, di Quarto possa contribuire ad aprire una riflessione seria e profonda, e che i leader del direttorio grillino, Di Maio in testa, abbandonino la deriva savonaroliana che spesso connota i propri interventi pubblici e si facciano carico, anche all’interno del proprio partito, di una funzione di direzione politica vera: che significa assumersi responsabilità, fare scelte anche impopolari, spostare il dibattito pubblico sui problemi e le scelte di governo reali, dall’Italia fino al più piccolo comune del nostro Paese.

 

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