“Scafati guardi all’Europa. Aliberti è come Nerone”

Intervista MetropolisStamattina il quotidiano “Metropolis” ha pubblicato una mia intervista a Domenico Gramazio. Ho parlato di quello che sta succedendo a Scafati, di quello che non va, e di quello che andrebbe fatto. Eccola qua:

«La mia Scafati dovrebbe avere la voglia e l’ambizione di diventare una città normale ed europea. Dove tutti rispettino le regole. Dove non valgano più clientele e favoritismi. E dove chi amministra pensa al bene e al futuro della città, non al proprio consenso elettorale». Dalla direzione regionale Pd alla città che lo ha visto crescere: Michele Grimaldi ritorna a parlare di Scafati e per Scafati, dimostrando di essere quello di sempre. Un vulcano di idee sempre pronto a ‘eruttare’, con le stoccate che, da destra a sinistra, non risparmiano nessuno. «C’è bisogno di una città che non sia ostaggio di criminalità, continui allagamenti, traffico, insicurezza, disoccupazione. Serve una Scafati che sappia guardare oltre, a ciò che di meglio e di bello c’è attorno: penso ad un città sostenibile, fatta di eco quartieri, organizzata sul modello delle smart city, che recuperi le proprie tradizioni e la propria identità, che produca innovazione e con essa occupazione, sviluppo, economia. Una città che accetti la sfida di competere, a testa alta, nel mondo globale. E che non si rassegni di essere solo un bacino di soldi per chi trucca appalti e di voti per chi pensa solo alla propria carriera politica».

Questione sicurezza, accuse tra maggioranza e opposizione e veleni sul Puc e Finanza a Palazzo Mayer per i lavori sospetti al cimitero. Ma cosa succede in città?

«Succede che il sindaco è come Nerone, solo che mentre la città brucia non suona la lira ma produce solo deliranti comunicati stampa e continue campagne elettorali L’allarme sicurezza riguarda da una parte le legittime paure dei nostri concittadini, condannati a vivere in una città buia, insicura, spesso ostaggio di fenomeni di microcriminalità. Dall’altra tocca un livello più alto, la stessa tenuta democratica delle istituzioni: assistiamo ai tentativo di forze criminali di intimidire e condizionare il quadro politico, cioè la possibilità – per tutti, maggioranza e opposizione – di agire liberamente guardando solo agli interessi dei cittadini. In questi casi chi amministra dovrebbe dare l’esempio, ma purtroppo oramai 1e continue grane giudiziarie di Aliberti costituiscono un segnale di abbassamento della guardia verso certi fenomeni, e tutto ciò è inaccettabile. Basti pensare alla vicenda del Puc: approvato in gran fretta dopo sei anni di ritardo, poi non pubblicato per quattro mesi, poi pubblicato fl giorno dopo che al sindaco era stata concessa una sanatoria per un abuso edilizio nella sua abitazione privata: le sembra una cosa da paese civile?».

Il Pd, in questo contesto, sta facendo vera opposizione a Scafati?

«Il Pd dopo anni difficili ha finalmente un profilo unitario e fa sentire forte la sua voce, sia nella protesta che nella proposta. Penso all’importante lavoro fatto per smascherare gli imbrogli contenuti nel bilancio preventivo 2014, o alle continue denunce sul vergognoso ritardo i merito alla realizzazione dei lavori nell’area ex Copmes, o al lavoro Importante in difesa dell’ospedale, chiuso dal decreto 49 emanato da Stefano Caldoro nel silenzio imbarazzante e imbarazzato di Aliberti e del consigliere regionale Paolino. Ma penso anche a tante proposte importanti, come quelle in merito alle politiche sociali. Il risultato delle europee fa del PD il primo partito della nostra città, e non è solo la coda di una dato nazionale. Rimango convinto che unire tutte le forze progressiste e le persone perbene della nostra città, su di un programma che voglia fare di Scafati una città finalmente europea, sia il viatico per liberare finalmente la nostra comunità da Aliberti ed i suoi cortigiani».

Quale consiglio darebbe alla segretaria cittadina del Pd, Margherita Rinaidi?

«Nessuno, mi pare stia lavorando nella giusta direzione. La nuova segreteria è frutto di un congresso unitario e come le ho detto Margherita Rinaldi sta lavorando bene e con passione, non ci sono stati e non ci sono problemi».

C’è poi anche chi vota il Puc pur sedendo tra i banchi dell’opposizione. Si può ancora parlare di opposizione costruttiva?

«L’opposizione è costruttiva quando denuncia ciò che non va, propone atti utili alla città, sostiene provvedimenti che vanno nell’interesse della cittadinanza. Quando comincia a trattare con 1a maggioranza per usufruire di scambi o riconoscimenti personali non è costruttiva, è consociativa, forse complice: è un fatto diverso. Chi ha votato a favore del Puc non fa parte del gruppo consiliare del Pd, che si è astenuto. Questo perché, al netto delle modalità con cui è stato proposto e le evidenti irregolarità commesse in consiglio comunale per emendarlo, nel Puc ci sono anche cose buone che sono frutto di una lunga e responsabile discussione portata avanti da tutto il centrosinistra sin dalla precedente consiliatura. Essere una opposizione costruttiva è anche questo: distinguere sempre in positivo dove sta il bene della città».

Lei è l’emblema dei giovani di Scafati. Ma come mai, dopo di lei, i movimenti giovani in città stentano a decollare?

«lo non sono un emblema. E a 32 anni non sono nemmeno più giovane. I giovani sono la generazione successiva alla mia. E credo che in città, in molte e molteplici forme, si stia radicando una varietà di movimenti giovanili che fa ben sperare per il futuro di Scafati: penso, certo, ai Giovani democratici e alle loro coraggiose battaglie, ma anche a tante esperienze associative importanti che danno vita e anima alla nostra città, anche soprattutto in assenza di un lavoro vero da parte delle istituzioni: penso al circolo Arci, all’ANPI, alla rete Disturb, all’associazione Libera, al volontariato prezioso e solidale che si svolge in tante parrocchie».

Qualcuno dice che lei sia tornato a occuparsi della città perché in primavera si tornerà alle urne. Cosa ne pensa?

«Non ricordo quando non mi sia occupato della città dove sono nato e vissuto, lo penso che ci sia bisogno dell’impegno di tutti, compreso il mio, per salvare Scafati. Tutto il resto mi pare chiacchiericcio da marciapiede».

Ma sia sincero. Cosa si sente di dire al sindaco Pasquale Aliberti?

«Che ci sono momenti nei quali le Istituzioni dovrebbero smettere i panni della convenienza di parte e pensagli interessi di tutti. Meno campagne elettorali, più attenzione ai problemi reali della città. Quando cominciano a scoppiare le bombe significa che le forze criminali vogliono condizionare gli appalti pubblici e gli investimenti privati. E ciò va a scapito non solo della legalità ma anche di uno sviluppo sano, vero, equo del nostro territorio. Occorre alzare la guardia. E non prestare il fianco a speculazioni e polemiche sterili. Ad esempio noi continuiamo a chiedere ad Aliberti, che pur dice di essere contro la camorra dei colletti bianchi, perché la pagatissima segretari generale Immacolata Di Saia sia ancora al suo posto nonostante la sua figura sia centrale in dibattimenti processuali in corso molto delicati, come quello che si sta svolgendo a Sanata Maria Capua Vetere contro l’ex sindaco di Casapesenna Fortunato Zagaria, di cui la Di Saia era fedelissima funzionarla e collaboratrice. Fortunato Zagaria, per la cronaca, è accusato di essere un fedelissimo del boss Zagaria, del clan dei Casalesi».

Cambiamo argomento. In molti sostengono che, ultimamente, sia sempre più vicino a De Luca. Non eravate nemici giurati?

«Non parlo col sindaco di Salerno da oltre un anno. Ma gli faccio i miei più sinceri in bocca al lupo per la competizione delle primarie regionali perla scelta del candidato del Pd alla presidenza della Regione. Li faccio a lui, e ad Andrea Cozzotino e Angelica Saggese. Abbiamo bisogno dell’impegno di tutti per porre fine ai disastri combinati da Caldoro in questa regione, dalla sanità ai trasporti pubblici, dall’abbandono del comparto industriale all’incapacità di utilizzare e sfruttare i fondi europei per il rilancio del tessuto economico della Campania».

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