Rignano e l’apartheid urbano: cronache e morfologia di ghetti dimenticati

Giovedì notte nel cosiddetto Gran Ghetto, tra Rignano Garganico e San Severo, in provincia di Foggia, in Italia, due migranti originari del Mali sono morti carbonizzati in un incendio. Una tragedia purtroppo annunciata, considerato che come racconta un rapporto di Medici Senza Frontiere sono almeno 10.000 i richiedenti asilo e rifugiati nel nostro Paese che vivono al di fuori del sistema di accoglienza, in condizioni di estrema precarietà e marginalità, senza alcuna assistenza istituzionale e con scarso accesso alle cure mediche. In ogni caso, per qualche ora, forse qualche giorno, buona parte del sistema dei media e dell’opinione pubblica si è così interrogato sul fenomeno delle baraccopoli, che in maniera sempre più crescente sta interessando il nostro Paese. La discussione, tra l’altro, da un punto di vista politico ha seguito il solito copione: con la destra pronta a speculare e ad alimentare paure ed odio razziale, forte dei soliti cliché dell’aiutiamoli a casa loro e del prima gli italiani; e la sinistra, divisa e indecisa, tra l’imitare le parole d’ordine della destra ed improbabili estemporanei afflati terzomondisti, utili certo a ripulirsi la coscienza, ma inutili quando si ignora il rischio e il degrado sofferto nei quartieri periferici, i tram stracolmi, le strade buie, le fabbriche che chiudono… continua su L’Huffington Post

Questa voce è stata pubblicata in La città, La società, Le storie. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *