#Ricostruire

scioglimentoscafatiIl Consiglio dei Ministri ha deliberato lo scioglimento per infiltrazioni della criminalità organizzata del Consiglio comunale di Scafati.

Scrivo di getto, poi domani sarà il tempo delle parole più ragionate, delle emozioni più pesate.

Prima di tutto, ci sono le lacrime: per la tensione e le battaglie di questi anni, per le urla che provavano a squarciare il silenzio, per chi non ha voluto sentire in ogni caso.

E per un’onta che no, la nostra città non meritava affatto.

Non c’è nulla da gioire, nulla da festeggiare, nulla di cui esser contenti: e nemmeno l’aver avuto tristemente ragione, l’aver tenuto duro pur di difendere la dignità ed il cuore della nostra città, servono ad attenuare il dolore per una ferita che si apre e che riguarda tutti noi.

La camorra era entrata a Palazzo Mayer, ne condizionava le scelte, trasformava i diritti in favori, corrompeva, minacciava, strozzava vite, opportunità, sviluppo: negava come un cancro la possibilità dei cittadini di decidere in maniera libera e consapevole, del proprio futuro e di quello dei proprio figli.

Rubava, sprecava e dissipava risorse, sottraeva spazi di democrazia e di economia a noi tutti, oscurava con la propria ombra le nostra strade, i nostri progetti, tutto ciò che di bello e di buono veniva piantato.

E la nostra Scafati appassiva, tra campagne elettorali, ricatti, decadenze, balletti, colpevoli connivenze, vergognosi silenzi, un ex Sindaco che si dimetteva per scongiurare il pericolo di arresto per camorra.

Ora ci attende un periodo altrettanto difficile: lo scioglimento comporterà un periodo lungo di commissariamento, e dunque tempi ancora più complicati per programmare sviluppo, progetti, opere di cambiamento. Per questo, siamo oggi come coloro che si trovano dinanzi a delle macerie: possono avere una solo speranza, e cioè quella di trovare la forza, il coraggio, la responsabilità di volere ricostruire.

E di farlo insieme, in maniera solidale, con occhi diversi: come la comunità che in fondo siamo, e che nessun pessimo ex Sindaco, nessuna camorra, nessuno scioglimento possono spezzare, recidere, negare.

Perché Scafati non è una città di camorra e di camorristi, e noi – che i nomi della camorra e dei camorristi li abbiamo fatti – possiamo dirlo senza temere di cadere nella retorica auto-assolutoria di chi è stato complice, di chi si è nascosto, di chi ha girato la testa dall’altra parte.

Scafati è una città di persone perbene, di studenti, lavoratori, associazioni, commercianti, imprenditori, che ogni giorno provano a fare in maniera onesta la propria parte: una città di persone operose, che non si arrendono, nemmeno quando sarebbe legittimo; e continuano ad investire in se stessi e nella propria comunità, studiando, sudando, praticando la solidarietà e l’impegno civico, alzando le saracinesche dei proprie negozi, aprendo nuove attività, provando a far crescere le proprie imprese.

È questa la Scafati per la quale ognuno di noi – per quel che gli è competuto, per quel che gli è toccato – ha lavorato in questi anni.

Ed è questa la città per la quale continueremo a lavorare ora, insieme, e più di prima.

Col sorriso, come sempre: perché i ghigni, le minacce, i volti scuri, la violenza verbale (e non solo), la lasciamo a chi – a differenza nostra – questa città non l’ha mai amata.

In bocca al lupo a Scafati, in bocca al lupo a tutti noi.

#ricostruire

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