Quando il nuovo è uguale al vecchio, l’unico modo per combatterlo è dire la verità.

Felix Baumgartner

Tra i tanti motivi per cui la politica ha perso di credibilità vi è il tasso altamente ipocrita dei comportamenti, la distanza tra il dire ed il fare che spesso più che un mare pare un oceano. All’ipocrisia si risponde con la verità, che se non sarà rivoluzionaria, almeno non ti fa essere complice. E allora crediamo sia giunto il momento di dire che davvero non se ne può più di quello che sta accadendo.

Ad Ottobre, al Lanificio 25 a Napoli, nel cuore della città, in un ex opificio industriale nel quale oggi si produce e si fruisce cultura, abbiamo lanciato la nostra proposta per la segreteria regionale del PD della Campania: lo abbiamo fatto anticipando i tempi, andando oltre le correnti locali e nazionali, parlando di idee, proposte, partecipazione.

E proprio partendo da quell’assemblea abbiamo elaborato un documento, che forse sarà anche una cosa un po’ retrò, ma che spiega perché vorremmo guidare il PD, cosa vorremmo fosse il PD e – soprattutto – cosa vorremmo facesse il PD: abbiamo parlato della nostra idea delle Case del lavoro, dell’inversione della piramide, della rete e delle primarie delle idee; del valore della militanza e della dignità di chi si impegna, dell’importanza di declinare la partecipazione non solo come un continuo votificio ma come la possibilità di poter discutere, scegliere, far diventare realtà le proprie idee.

E abbiamo parlato della Campania: della sua identità e della missione che il PD dovrebbe avere; della regione del lavoro e del partito che non vuole solo rappresentare, ma essere strumento per rappresentarsi, di chi il lavoro ce l’ha, anche se precario, di chi lo cerca e di chi lo offre. Abbiamo parlato di una nuova visione del Mezzogiorno e dell’Europa. E dei luoghi dai quali ripartire: quelli del sapere e le città, con la nostre idee di “Smart cities”, di pianificazione urbanistica partecipata, di concertazione territoriale e di sviluppo dal basso. E abbiamo ragionato di temi spesso trascurati, ma che per noi rappresentano un’asse strategico: la cooperazione, l’agricoltura, lo sviluppo sostenibile.

E lo abbiamo fatto producendo proposte: a fronte degli oltre 100 milioni tagli in Campania negli ultimi anni, la riconversione dell’1% della spesa sanitaria al sociale; il destinare  il 25 % dei fondi FSE all’università, conferendo loro la funzione di organismi intermedi; un uso dei fondi europei che neghi la logica dei trasferimenti e abbracci quella degli investimenti, con un sostegno strutturale e infrastrutturale alle aree industriali e ai piani di insediamento produttivo, e con un programma europeo di rigenerazione urbana dai centri storici e delle periferie.

Dinanzi a tutto ciò il gruppo dirigente del PD campano, che poi è sempre lo stesso dalla nascita del PD ad oggi, risponde col silenzio. Noi speravamo si aprisse una discussione sui temi, ed invece si sono rinchiusi nelle stanze. Telefonate, riunioni segrete, accordi, inciuci, ricerca di benedizioni, promesse, aspirazioni individuali: la descrizione di quello che oggi è  il dibattito nel PD. E ci fa specie, che nel mentre si doveva cambiare verso, i cosiddetti “capi” dell’area Renzi, quelli nuovi e quelli vecchi, che poi per la maggior parte erano anche i “capi” di Bersani, Franceschini, Veltroni e via dicendo, oggi non si confrontino sulle idee ma abbiano come unica ansia quella ti tenere unita la propria corrente; e di vincere il congresso, non in nome di un progetto ma di un accordo di potere.

In onestà, se dovessimo cedere anche noi all’idea che il prossimo segretario regionale del PD debbano sceglierlo solo parlamentari e consigliere regionali, allora proporremmo a tutti di risparmiare tempo e risorse, di abolire congresso e primarie, e di far chiudere i nostri rappresentanti istituzionali in una stanza e di far votare solo loro. Ma siccome noi a questa idea non cediamo, e continuiamo a credere nei valori della partecipazione e della democrazia, proseguiremo per la nostra strada, navigando in mare aperto, continuando fino alla fine a lavorare per un PD che trasformi la rabbia in speranza.

Rivolgendoci, come abbiamo fatto sin dall’inizio, a tutti coloro che Renzi, Cuperlo e Civati li hanno sostenuti perché sinceramente convinti della necessità del cambiamento, e di un PD che rappresentasse l’ansia di una sinistra nuova, che non ha paura della modernità, ma che vuole guidarla in nome di vecchie parole: uguaglianza, giustizia, libertà. Ci rivolgeremo a loro, e a chi l’8 Dicembre non è andato a votare, perché non ancora convinto. E lo faremo continuando a dire, in quest’epoca di passioni tristi, che per cambiare è il tempo delle passioni coraggiose.

Che, insomma, #èPossibile.

Il tutto, comunque, è oramai abbastanza chiaro: ad ognuno, alla propria coscienza, alle proprie storie, e alla propria idea di futuro, il dovere di scegliere da che parte della barricata stare.

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Una risposta a Quando il nuovo è uguale al vecchio, l’unico modo per combatterlo è dire la verità.

  1. Marcello scrive:

    Questo PD è un tormento, dalla sua nascita. È nato male

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