Possiamo farcela

In settimana ho partecipato – per ascoltare, per capire – ad una riunione di alcune ragazze e ragazzi scafatesi, che aveva per oggetto lo scioglimento del nostro Comune per infiltrazioni malavitose.
Ad un certo punto, di una discussione appassionata e bella, un ragazzo di quelli svegli ha chiesto agli altri: “Ma secondo voi, se dei camorristi provassero a corrompervi o a minacciarvi, voi che fareste? Mica deve essere semplice dire no?”.
È una domanda che siccome era posta in buona fede, merita una risposta, e pure sincera. Lo faccio adesso, perché mi ero ripromesso di stare lì solo e solamente per “sentire”, per guardare con altri occhi dei fatti, dei processi – anche delle emozioni se volete – che per cinque anni sono stati parte integrante della mia vita quotidiana.

No, non è semplice, mio giovane amico. Non è affatto semplice. Perché l’ambizione e la paura sono spesso cattive compagnie, perché l’indifferenza è una malattia contagiosa e che debilita la coscienza individuale e collettiva, perché la libertà è spesso solo un attimo, un lampo nel quale dire “sì” o dire “no”. Nelle nostre terre, dove parcheggiare un auto in seconda fila o occupare abusivamente del suolo pubblico è la normalità, dove se prendi una scorciatoia sei furbo e se rispetti le regole sei fesso, dove la fame è tanta, le opportunità pochissime, la legalità è una strada complicata. Che ti impone preoccupazione, a volte addirittura ti obbliga al silenzio mentre gli altri urlano, quasi sempre ti costringe alla solitudine. E però è una strada necessaria, se vuoi migliorare le cose, se vuoi tenere accesa una fiammella di speranza: perché senza legalità non c’è giustizia, e senza giustizia non c’è comunità, non c’è cambiamento, non c’è futuro…

E quindi, caro giovane amico, pure se non è semplice, la risposta alla tua domanda è che noi abbiamo il dovere di dire “no”, senza nemmeno aggiungere grazie. E la forza di questo “no” la possiamo trovare in tre cose: nella nostra coscienza, nella convinzione profonda che la maggior parte dei nostri concittadini siano onesti e come noi direbbero lo stesso “no”, nel rispetto e nell’amore che nutriamo e che dobbiamo alla nostra comunità. Queste tre cose, d’altronde, sono le stesse tre per le quali vale la pena di impegnarsi, in politica come nel resto.

È una questione di fede, da un certo punto di vista: di fede negli essere umani, ed è la cosa più bella e difficile di questi tempi.

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