Perchè Pasquale Aliberti deve dimettersi.

alibdisaiaE’ incredibile come la cittadina di Casapesenna, in provincia di Caserta,  ritorni così frequentemente nelle cronache scafatesi. A Casapesenna lavora un architetto, che in quella città è stato consigliere comunale, poi anche assessore, e qualche giorno fa è stato arrestato con l’accusa di essere l’ideatore del bunker dove si nascondeva ed eseguiva i suoi affari il boss dei casalesi Michele Zagaria. Espressione del gruppo capeggiato da Michele Zagaria, secondo il pentito Antonio Iovine, era proprio l’ex Sindaco di Casapesenna, Fortunato Zagaria. Secondo un’ordinanza del GIP Foschini il condizionamento degli uffici pubblici risultava essere l’obiettivo principale di Fortunato Zagaria, anche quando non era più Sindaco, il tutto col fine di mantenere la Pubblica Amministrazione prona agli interessi della camorra. In ogni caso, sempre secondo quell’ordinanza, l’attuale segretario comunale di Scafati, oggi in ferie religiose prolungate, la dottoressa Di Saia, era persona vicina a Fortunato Zagaria. Il 10 febbraio 2009 la dottoressa Di Saia, ex segretario generale del Comune di Casapesenna a seguito della nomina a Scafati, ma incaricata quale Dirigente Affari generali, si precipitò al municipio in orario di chiusura e restò in sede per quattro ore, nella stessa giornata cioè nella quale la maggioranza dei consiglieri comunali – su impulso dell’ex sindaco Fortunato Zagaria – si dimise col fine di chiudere anticipatamente l’esperienza del sindaco Giovanni Zara, reo di non aver seguito “il consiglio” di non rilasciare dichiarazioni contro l’allora latitante boss dei casalesi. Scrive il GIP a pag. 33 di quella stessa ordinanza: <<“Non potendo la presenza della Di Saia essere giustificata per motivi di servizio, in quanto ella aveva cessato le sue funzioni nel comune di Casapesenna, Giovanni Zara ipotizza che la donna fosse presente, unitamente a Vilma Fortunata e Raffaele Fontana (funzionari comunali, ndr) per mettere le “carte a posto” in vista dell’imminente arrivo dei commissari nominati dalla Prefettura>>.

La dottoressa Immacolata Di Saia sembra riscuotere particolare fiducia nell’ambito delle amministrazioni comunali guidate da sindaci dal fu PDL, avendo ricevuto negli ultimi anni incarichi di responsabilità presso molti comuni del casertano, tra cui Casapesenna, San Cipriano d’Aversa e Casal di Principe, tutti sciolti poi per condizionamento camorristico, e parte della zona di influenza dell’allora leader campano del PdL Nicola Casentino.

Capita così che l’architetto in questione, già finito nel mirino della magistratura nel 2008 per la realizzazione di un caseificio riconducibile al boss Salvatore Nobis, divenga il direttore dei lavori a Scafati – nominato con delibera dirigenziale – di sistemazione dei marciapiedi di via Santa Maria la Carità. La gara fu affidata l’8 agosto del 2012, pochi mesi prima dell’inchiesta che avrebbe interessato l’ACSE, la società comunale che gestisce il ciclo dei rifiuti, per un appalto sospetto ad una ditta casertana, legata anch’essa ai Casalesi.

Quando assieme a Rosaria Capacchione sostenemmo che per ragioni di opportunità politica – che fanno il paio con molte di queste “coincidenze” e col fatto che a Scafati, a pochi metri dalla casa della consigliera, vi è un bene confiscato inutilizzato, non si sa perché, da anni – la nomina del consigliere regionale Paolino, moglie del Sindaco, quale presidente della commissione regionale anti-camorra ci appariva sbagliata, fummo minacciati dalla stessa di  essere querelati. Oggi di quella querela, dopo l’accusa rivolta dalla DIA alla consigliera Paolino di voto di scambio di politico-mafioso, non sappiamo più nulla. Come, ancora oggi, non sappiamo come e perché la dottoressa Di Saia sia stata selezionata per lavorare, con tale grado di responsabilità, presso il Comune di Scafati e perché sia inamovibile, nonostante gli scandali, le accuse in merito ai concorsi truccati, le giunte false. Su questo, il Sindaco Pasquale Aliberti, anche quando si esponeva a fare sponda pubblica con titolari di imprese raggiunte da interdittive antimafia, non ci ha mai voluto – o potuto – rispondere. Così come nulla ha detto sull’Energy manager di Scafati, nominato e poi revocato in pochi giorni, non si sa ancora perché, e sui motivi in base ai quali, secondo la stampa, starebbe inscenando finte ragioni di incompatibilità al fine di decadere dalla carica di Sindaco, per poi ricandidarsi una terza volta per la stessa carica, cosa espressamente proibita dalla legge. Come nulla ha detto sul fatto che colui che era considerato dall’amministrazione comunale una figura chiave, tanto da affidargli responsabilità per progetti milionari, avrebbe pagato una tangente di 30.000 euro al clan Ridosso-Loreto, vicenda che sarebbe la conferma di un grave stato di inquinamento della cosa pubblica e dei processi democratici nella nostra città Come si è nascosto dietro al dito della costosa propaganda, nel mentre Scafati era vessata da microcriminalità, insicurezza, attui di violenza e bullismo continui.

Oggi Pasquale Aliberti è accusato assieme al fratello, alla moglie e al  suo capostaff di reati gravissimi, e nonostante questo continua a non sentirsi in dovere di rispondere, di chiarire, non a noi, o alla magistratura, ma dinanzi ai suoi concittadini, il perché di tutte queste coincidenze, ombre, lati oscuri del suo sindacato. Non è un tema di innocenza o colpevolezza giudiziaria: questo lo stabilirà la magistratura. E’ un tema di decoro e dignità della nostra Città, che rischia provvedimenti gravissimi da parte delle autorità preposte, provvedimenti la cui colpa sarà solo di Pasquale Aliberti e di chi lo ha assecondato verso questa folle corsa in difesa del (suo) potere. E mentre Aliberti corre verso il dirupo, usando la nostra città come cavallo, casomai da far precipitare assieme a lui nel dirupo, come atto e gesto estremo, la città è paralizzata: dal traffico, dagli allagamenti, dalla crisi economica, dalle tasse altissime e dai servizi altrettanto scadenti, da un PIP ed un PUC che dovranno essere realizzati sempre un minuto dopo la prossima campagna elettorale.

Ma d’altronde, è purtroppo ormai storia conosciuta, sono anni che il Sindaco Pinocchio usa la nostra Città per la sua carriera politica: le nostre risorse, le nostre opportunità, anche la nostra identità, tutte svendute sull’altare dei suoi interessi e dei suoi giochi di potere Ma tutto questo, prima o poi, finirà.

Ed è per questo Pasquale Aliberti deve dimettersi. Perché ha fallito, e nel suo fallimento rischia di trascinare tutta la nostra comunità. Lui, ed i suoi accoliti, fino alla fine, come novelli barbari, ad ogni atto, ogni scelta, producono macerie ed ipotecano il nostro futuro. Noi fino alla fine, non ci rassegneremo a tutto ciò, e continueremo a dire la nostra, opponendoci a questo scempio, pronti a ricostruire, assieme alle forze sane e alle persone perbene di Scafati, un nuovo – migliore – futuro per la nostra Città.

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