Perché domani andrò in piazza

1985-Manifestazione-70-70Domani sarò in piazza a Roma, alla manifestazione indetta dalla Cgil, nello spezzone di corteo dell’Anpi. In questa scelta non c’entrano nulla le stupide discussioni sugli equilibri interni del partito cui sono iscritto, né il mio giudizio sull’operato del sindacato in questi anni.
Non me ne frega nulla degli ipocriti posizionamenti interni ai Democratici, né muto il mio giudizio negativo sulle scelte e sulla mancanza di coraggio e lungimiranza delle organizzazioni confederali. Ed anzi, proprio per questo, vado in piazza.
Vado in piazza da cittadino convinto che la piazza rimanga uno dei luoghi della democrazia, della protesta e anche della proposta.
Vado in piazza da iscritto al Pd, convinto che se ha ragione Matteo Renzi a dire che l’operato del governo deve essere frutto di una mediazione tra le forze che lo sostengono, allora è nostro dovere stare in tutti luoghi che contribuiscono alla costruzione di una mediazione più alta, più giusta, più vicina a quello che abbiamo raccontato al paese nella campagna elettorale del 2013.

Vado in piazza perché se è vero che il Jobs Act non è stato ancora scritto, è giusto dare forza alla voce che più si ritiene giusta.
Vado in piazza perché sono contro lo scontro tra generazioni ma per la redistribuzione di reddito, opportunità e diritti.
Vado in piazza perché il mio obiettivo non è togliere ai padri per dare ai figli, ma togliere privilegi a quei pochi che oggi detengono ricchezza e rendite, a scapito dei tanti che sono esclusi, siano essi padri o figli, studenti o disoccupati, operai o giovani professionisti, lavoratori dipendenti o false partite Iva.
Vado in piazza perché va sostenuta ovunque la richiesta di maggiori fondi per lo stato sociale, l’abolizione della selva dei contratti precari, l’idea che la flessibilità debba essere una scelta del lavoratore e non sinonimo di sfruttamento e ricatto, la convinzione che ci siano diritti – come la maternità e la salute – che non possono essere negati a nessuno.
Vado in piazza perché sogno un giorno di essere assunto a tempo indeterminato, così come la maggior parte della mia generazione, checché ne racconti la falsa retorica di chi ha sempre il sedere parato, o – bontà sua – è davvero un’eccellenza; e se questo mio sogno si dovesse avverare vorrei poter rimanere una persona libera, e grazie all’articolo 18 non essere licenziato, per ciò che penso o dico, da qualcuno che stabilisce un prezzo alla mia dignità, alle mie idee o alla mia vita.
Vado in piazza perché in quella piazza incontrerò tanti cittadini, persone o organizzazioni con i quali e le quali condivido poco o nulla, ma in fondo mi capita anche in molte assemblee del Pd, e vale pur sempre la regola che ci sono luoghi che definiscono l’identità più dell’appartenenza.
Vado in piazza perché questa estate ho ascoltato troppo l’ultimo cd de “Lo stato sociale”.
Vado in piazza perché ho sempre interpretato la politica come una scelta di parte, da che parte stare, appunto.
Vado in piazza perché non bisogna mai rassegnarsi, mai perdere la speranza.

A domani. Buon corteo a tutti.

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