Il falso derby tra sovranisti ed europeisti. La vera sfida è l’uguaglianza

Da una parte la vittoria transalpina di Emmanuel Macron, presidente in marcia e senza partito. Dall’altra la sconfitta elettorale e in qualche caso la dissoluzione politica dei partiti socialisti in tutte le ultime tornate elettorali continentali, dalla Francia alla Grecia, dalla Spagna alla Germania, fino all’Olanda. Tanto è bastato, e ci mancherebbe altro, per riaprire un antico quanto mai attuale dibattito: che fare?
Domanda legittima, ma che nelle sue prime risposte nasconde un vizio di fondo: la pretesa narcisistica delle classi dirigenti italiane, soprattutto quelle “di sinistra”, di voler coincidere con la “fine della storia”, e quindi di legare ogni scelta non a una prospettiva, ma al proprio immediato destino individuale.
E così, dinanzi a una crisi epocale, che vede rompersi il patto novecentesco dello stato sociale e mette in discussione il rapporto tra democrazia e rappresentanza, il campo progressista italiano pare oscillare tra le due solite risposte: la subalternità culturale e la chiusura identitaria… continua su L’Huffington Post

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Possiamo farcela

In settimana ho partecipato – per ascoltare, per capire – ad una riunione di alcune ragazze e ragazzi scafatesi, che aveva per oggetto lo scioglimento del nostro Comune per infiltrazioni malavitose.
Ad un certo punto, di una discussione appassionata e bella, un ragazzo di quelli svegli ha chiesto agli altri: “Ma secondo voi, se dei camorristi provassero a corrompervi o a minacciarvi, voi che fareste? Mica deve essere semplice dire no?”.
È una domanda che siccome era posta in buona fede, merita una risposta, e pure sincera. Lo faccio adesso, perché mi ero ripromesso di stare lì solo e solamente per “sentire”, per guardare con altri occhi dei fatti, dei processi – anche delle emozioni se volete – che per cinque anni sono stati parte integrante della mia vita quotidiana. Continua a leggere

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L’attacco USA contro la Siria interroga le nostre coscienze

Sarebbe bello, in questo mondo così complesso, in questa realtà così contraddittoria, avere una bussola per orientarsi. Per distinguere il bene dal male, il giusto dallo sbagliato, per costruire almeno una propria chiave di lettura per leggere, interpretare, provare a cambiare la realtà che ci circonda. Questa notte gli Stati Uniti d’America hanno unilateralmente attaccato un Paese sovrano quale la Siria, non rispettando le regole del diritto internazionale e adducendo come motivazione la necessaria risposta al barbaro – presunto, non certo – uso di armi chimiche da parte del regime di Assad. Stamane, al mio risveglio ho trovato la mia time-line di Facebook invasa da legittime quanto perentorie considerazioni: chi con Trump perché Assad è uno spietato dittatore, chi contro Trump perché Assad è sì un dittatore, ma comunque Trump è un imperialista guerrafondaio. Chi, ancora, sempre contro Trump perché Assad non è un dittatore, e comunque non è detto le armi chimiche le abbia usate lui. Chi con Putin, chi con Erdogan, chi addirittura con l’Isis o i jihadisti. Chi pacifista senza se e senza ma, chi guerrafondaio, chi “l’importante è che i profughi non arrivino qua”… continua su Il Velino

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Il decreto Minniti non è né di destra né di sinistra, è disuguaglianza

Non si dovrebbe mai iniziare un articolo con delle precisazioni, ma in questo caso faremo un’eccezione: per favorire la discussione, per scongiurare fraintendimenti, per evitare di farvi perdere tempo nel leggere le parole che seguiranno. La prima. Sono anche io convinto che la sicurezza sia un diritto, innanzitutto di quella che viene definita “povera gente”, ma le parole non sono mai neutrali ed hanno sempre bisogno di una declinazione; per questo occorre chiarirsi su cosa intendiamo per “sicurezza”, altrimenti il rischio è di finire come con il riformismo: nessuno nega l’importanza delle riforme, il problema è in nome di chi e perché vengono fatte. La seconda. A differenza di molti tra quelli che parlano di “povera gente” e periferie, io tra la “povera gente” e in una periferia ci abito davvero: conosco i palazzi grigi, i tram affollati, la puzza di piscio nei vicoli, le paure delle strade buie, il senso di insicurezza, abbandono, squallore di certi quartieri. La terza. Non mi appassionano nella discussione le tifoserie, i cori, le prese di posizione aprioristiche: ad esempio ho votato sì al referendum costituzionale del 4 dicembre, considero importanti i 500 milioni di euro stanziati dal governo Renzi per la rigenerazione urbana nelle periferie, sono addirittura iscritto al Partito Democratico… continua su L’Huffington Post

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Rignano e l’apartheid urbano: cronache e morfologia di ghetti dimenticati

Giovedì notte nel cosiddetto Gran Ghetto, tra Rignano Garganico e San Severo, in provincia di Foggia, in Italia, due migranti originari del Mali sono morti carbonizzati in un incendio. Una tragedia purtroppo annunciata, considerato che come racconta un rapporto di Medici Senza Frontiere sono almeno 10.000 i richiedenti asilo e rifugiati nel nostro Paese che vivono al di fuori del sistema di accoglienza, in condizioni di estrema precarietà e marginalità, senza alcuna assistenza istituzionale e con scarso accesso alle cure mediche. In ogni caso, per qualche ora, forse qualche giorno, buona parte del sistema dei media e dell’opinione pubblica si è così interrogato sul fenomeno delle baraccopoli, che in maniera sempre più crescente sta interessando il nostro Paese. La discussione, tra l’altro, da un punto di vista politico ha seguito il solito copione: con la destra pronta a speculare e ad alimentare paure ed odio razziale, forte dei soliti cliché dell’aiutiamoli a casa loro e del prima gli italiani; e la sinistra, divisa e indecisa, tra l’imitare le parole d’ordine della destra ed improbabili estemporanei afflati terzomondisti, utili certo a ripulirsi la coscienza, ma inutili quando si ignora il rischio e il degrado sofferto nei quartieri periferici, i tram stracolmi, le strade buie, le fabbriche che chiudono… continua su L’Huffington Post

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Mezzogiorno e povertà. Due urgenze per l’Italia

Colpisce il perdurare dell’assenza nel dibattito pubblico, da oramai un decennio, della questione meridionale e della questione sociale. Un’assenza oggi più rumorosa che mai, con la discussione interna ai partiti e il sistema dei media concentrati a occuparsi di finte scissioni, elezioni anticipate e posticipate, di polizze assicurative a propria insaputa. Questa assenza risulta ancor più dolorosa perché segnala la definitiva uscita del valore dell’uguaglianza dall’orizzonte di pensiero della maggior parte delle forze politiche, e la definitiva vittoria di quel paradigma economico e culturale che negando l’obiettivo della redistribuzione di risorse e opportunità, conserva se stesso e alimenta una sempre più cruenta guerra tra poveri. Già negli anni Novanta sia il razzismo secessionista della Lega Nord, poi convertitosi in nazionalismo nostrano sulla via di Le Pen, sia l’invenzione di un’inesistente questione settentrionale da parte di un pezzo della Sinistra, avevano aperto la strada a questo percorso di rimozione geografica e sociale, riducendo la questione meridionale a un insieme di stereotipi e false narrazioni… continua su L’Huffington Post

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Se la politica (tutta) dimentica la città

Si parte per una nuova avventura. Da oggi inizio la mia collaborazione con l’HuffPost Italia, con questo pezzo sul rapporto tra la politica e le città. Se vi va, come al solito, fatemi sapere cosa ne pensate.

Nel 2007 il tasso di urbanizzazione della popolazione mondiale ha raggiunto il 50%: tre miliardi e trecento milioni di persone. Per comprendere la portata di questo mutamento epocale, basti solo pensare che nel 1900 soltanto il 10% di essa abitava nelle città. Nel nostro stesso Paese, nei comuni ad alta urbanizzazione (che rappresentano il 3,3% del totale nazionale e una superficie territoriale complessiva del 4,8%) è presente il 33,3% della popolazione italiana. In un rapporto dal titolo molto esplicativo, Urban world: Mapping the economicpower of cities, nel 2011 il McKinsey Global Institute metteva in evidenza come proprio nel 2007 la metà del Pil mondiale era stato generato dalle 380 principali aree urbane dei Paesi a economia avanzata, con oltre il 20% della spesa globale prodotta dalle sole 190 città più importanti del Nord America. Le città dell’era globale, d’altronde, dai confini e dall’identità incerta, hanno assunto a partire dagli anni novanta in poi un ruolo spesso indipendente, in qualche caso superiore, sicuramente autonomo, dai contesti nazionali nelle quali insistono, divenendo sedi decisionali che orientano la politica e l’economia, la cultura e i simboli: fino a rappresentare tali processi nella propria stessa forma spaziale, nella propria organizzazione urbana, nelle proprie contraddizioni e nei propri conflitti… continua su L’Huffington Post

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#Ricostruire

scioglimentoscafatiIl Consiglio dei Ministri ha deliberato lo scioglimento per infiltrazioni della criminalità organizzata del Consiglio comunale di Scafati.

Scrivo di getto, poi domani sarà il tempo delle parole più ragionate, delle emozioni più pesate.

Prima di tutto, ci sono le lacrime: per la tensione e le battaglie di questi anni, per le urla che provavano a squarciare il silenzio, per chi non ha voluto sentire in ogni caso.

E per un’onta che no, la nostra città non meritava affatto. Continua a leggere

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Si riparte dalle macerie. Ricostruire tutto, insieme.

Via Aquino

Questa mattina, sul quotidiano Le Cronache, ho fatto una chiacchierata con il bravo Adriano Falanga: su ciò che è successo in questi mesi, e su quello che spero sarà il futuro della nostra Scafati. Se vi va di leggerla, potete farlo qui:

La parola d’ordine è ricostruire. Scafati e gli scafatesi sono più forti di un pessimo, il peggiore della nostra storia, ex sindaco”. E’ la ricetta di Michele Grimaldi, già leader nazionale dei Giovani Democratici, e consigliere più votato del centrosinistra nel 2013: quasi 500 voti con la lista “Primavera Non Bussa” a supporto del piddino Vittorio D’Alessandro, a cui poi Grimaldi è subentrato in Assise. “Efficienza e trasparenza della macchina amministrativa, controllo del territorio, manutenzione, attenzione costante ai bisogni dei più deboli e alle opportunità dei più meritevoli. Per farle un esempio, sa che questa amministrazione quest’anno si era dimenticata anche di sollecitare l’ASL a compiere la derattizzazione e la disinfestazione estiva? E poi serve rilanciare Scafati, assegnarle una missione, renderla una città europea in grado di attirare flussi di persone e di investimenti: cultura e vocazione produttiva, riqualificazione urbanistica e filiera dell’eccellenza mi paiono le strade da seguire” le priorità dell’esponente democratico. Una delegazione del Pd incontrerà il prefetto Saladino, anticipa Grimaldi: “Al Commissario chiederemo discontinuità, che nel concreto significa tornare a dare priorità all’ordinaria amministrazione e ai bisogni reali dei cittadini: emergenza sicurezza, problema traffico, questione ambientale, opportunità culturali, sostegno alle attività commerciali e produttive. Credo, inoltre, occorra imparzialità ed efficienza della macchina amministrativa: per questo l’azzeramento di tutti i CdA delle miste, a partire dall’ACSE, e la revisione dei contratti con Geset e Publiparking mi paiono scelte urgenti”. Teme lo scioglimento l’ex consigliere comunale: Continua a leggere

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Una opportunità europea per i giovani imprenditori campani

international_erasmus-_logoUna delle principali novità del programma Erasmus+ dell’Unione Europea è riservata alla categoria dei giovani imprenditori.

Sono previste, infatti, borse di mobilità per startupper, per giovani imprenditori e aspiranti imprenditori. La Regione Campania ha emanato il bando che si rivolge a coloro che vogliono trascorrere un periodo da 1 a 6 mesi all’estero presso un’altra azienda, un incubatore di impresa o un’università.

È una importante opportunità di formazione, crescita ed acquisizione di competenze.

Trovate qui l’avviso pubblico.

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