Non ci lasceremo intimorire dalle minacce del Sindaco Aliberti

PaintLa foto qui di fianco è stata pubblicata dal profilo FB ufficiale del Sindaco di Scafati. Ritrae, indicati con una freccia, me e un altro consigliere comunale del PD. Ora, potrei limitarmi all’amara ironia, e dirvi che con le decine di migliaia di euro dei cittadini scafatesi che il Sindaco spende ogni anno per “comunicazione istituzionale”, ci si aspetterebbe almeno una maggiore qualità nell’uso degli strumenti informatici: tipo, il fotomontaggio con “PAINT”, non lo fanno nemmeno più i bambini di cinque anni.

Ma il punto è purtroppo un altro. Qui siamo oltre la normale dialettica politica, anche aspra, e siamo anche oltre il triste costume di un Sindaco che anziché amministrare la propria città – così angosciata da questioni e problemi – passa il proprio tempo a scarabocchiare disegnini e fare demagogia spicciola. Qui ci troviamo dinanzi ad una persona indagata – dalla magistratura, non certo dall’opposizione o dalla stampa – con le accuse di associazioni a delinquere di stampo mafioso, voto di scambio politico mafioso, concussione e corruzione. Una persona che secondo la magistratura sovente sedeva a tavola con esponenti del clan Ridosso-Loreto, clan protagonista della violenta guerra di camorra che ha insanguinato la nostra città per circa un decennio. «A Scafati il clan più potente è il clan Aliberti, ovvero quello capeggiato dal sindaco Pasquale Aliberti che gestisce a proprio piacimento tutti gli appalti pubblici della città e decide quindi chi deve lavorare» ai magistrati della Direzione distrettuale Antimafia il pentito Alfonso Loreto.
Oggi il Sindaco pubblica una nostra foto, con tanto di freccia ad evidenziare alcune persone, nel caso non fosse ancora chiaro. Come a dire: “Sono loro, eccoli qua”. Sono loro, pare dire il Sindaco, la mia opposizione: quella che ha denunciato lo scandalo delle occupazioni abusive delle case popolari (delle quali il Sindaco ha sospeso lo sgombero senza un perché), quella che si batte contro l’inquinamento prodotto dal sito di stoccaggio della “Helios” (della quale il SIndaco è il medico), quella che vuole porre un freno all’indiscriminato mercato delle macchinette “mangiasoldi” (che costituisce il maggior introito della camorra locale), quella che mi ha costretto a ritirare una delibera che abbassava il prezzario degli appalti del 30% (indovinate chi avrebbe favorito). Il Sindaco, quindi, con quella foto, quelle frecce, manda un messaggio, indica un bersaglio. Anche se non sappiamo ancora a chi e perché.
Il punto quindi, è che noi – sarebbe ipocrita nasconderlo – abbiamo paura. Per noi e per le nostre famiglie. Ogni qual volta parliamo in Consiglio comunale o nelle commissioni consiliari, ogni qual volta rilasciamo una intervista, ogni qual volta produciamo una interrogazione, una mozione, una denuncia politica su qualche aspetto poco chiaro della macchina amministrativa. Ogni qual volta esercitiamo il nostro dovere di Consiglieri – ma di cittadini innanzitutto – di dire la nostra, di non girare la testa dall’altra parte, di controllare, di proporre, di evidenziare ciò che non va, di difendere i diritti dei più deboli, la legalità, la giustizia. Paura. Perché non sappiamo chi abbiamo difronte: non conosciamo il vero volto del nostro interlocutore, gli interessi che rappresenta, le reazioni che potrebbe avere. Non lo sappiamo, ma lo immaginiamo, leggendo quel che racconta la stampa locale e quel che afferma la magistratura.
Ma il Sindaco sappia, e lo sappiano anche coloro a cui manda messaggi indicando bersagli, che il coraggio è fatto innanzitutto di paura. E a noi questo coraggio non manca, perché lo consideriamo un dovere verso la nostra comunità e verso la città che amiamo. Ci scusino le nostre famiglie ed i nostri amici per le preoccupazioni che hanno per colpa nostra, e per noi.

Ma andremo avanti, e non ci faremo intimorire da nessuno.

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