Marino, il cambiamento ed i poteri forti.

marinoDi questa vicenda di Roma e del Sindaco Marino, che è fatto troppo complesso per essere analizzato e discusso con la veemenza delle tifoserie e la certezza di chi ha sempre e solo ragione, credo che un dato emerga sopra tutti.
Ignazio Marino è una persona perbene, e le sue denunce hanno contribuito e contribuiranno a smantellare il sistema criminale, l’intreccio tra affari, politica e burocrazia, che viveva a Roma da decenni. Ma per sfidare i poteri forti che il quasi ex Sindaco di Roma ha sfidato, e – soprattutto – per vincerli, non basta il coraggio della denuncia individuale.
Serve garantire una qualità della proposta amministrativa (che nella Capitale oggettivamente mancava), serve attenzione e rigore (che a Marino oggettivamente mancavano) ma più di tutto sarebbe servita la politica, intesa come agire collettivo, come comunità pensante e organizzata.
Marino cade, ingiustamente, proprio laddove vinse: sul terreno dell’antipolitica, dei personalismi, della retorica della società civile, delle candidature scelte da quella stessa stampa spesso troppo vicina a quei poteri forti che si vogliono combattere.
In sintesi, il cambiamento non è mai né un lampo, né un percorso individuale. E’ fatica, percorsi lunghi, agire collettivo.
E’ forse questa la lezione che, tutti, dovremmo imparare.

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