La sinistra oltre le etichette.

cropped-banner-sito.jpgLa vittoria di Podemos in Spagna, così come quella di Syriza in Grecia qualche tempo fa, non stupisce.
In democrazia il voto esplicita bisogni e interessi, opzioni e conflitti, altrimenti è solo farsa.
Ma fortunatamente, la democrazia, è più forte della farsa, delle scelte sbagliate dei partiti e del pensiero unico: è continuo movimento, è culture e visioni ed esigenze che si mischiano e si fondono e si fondano, e lottano per l’egemonia.
Destra, centro, sinistra, d’altronde, se svuotate dai valori che le creano e dalle scelte che le contraddistinguono, sono solo etichette. Ma valori e scelte esistono in natura come necessità, oltre le sigle, ed occupano – come la fisica insegna – gli spazi vuoti (di organizzazione e di rappresentanza) che trovano.
La crisi di questi anni, che ha visto arricchirsi chi era già ricco, ed impoverirsi chi era già povero, che ha generato pian piano l’assottigliarsi dello stato sociale, del diritto allo studio, alla casa, alla salute, in nome dell’austerità e della finanza, ha il segno di un’idea – quella definita neoliberista – che non ha trovato opposizione alcuna, se non nei recinti nazionali.
Ma la storia, si sa, è in fondo circolare. E per questo la speranza, e l’impegno, a creare un’alternativa globale a quel pensiero, dovrebbe essere l’orizzonte di una sinistra che non si accontenta più solo di essere etichetta.

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