«La macchia urbana», viaggio alle origini della città (e delle sue disuguaglianze)

Alle radici della disuguaglianza urbana attraverso un viaggio che passa per la storia, l’economia e la cultura nel senso più ampio del termine. È il percorso intrapreso da La macchia urbana, saggio scientifico di Michele Grimaldi (Aracne Editrice, euro 17, pp. 416) che va a indagare il rapporto tra lo spazio fisico della città e la forma economica capitalista. Percorso in tre tappe, quante sono le parti in cui è diviso il libro: la genesi e l’evoluzione del fenomeno urbano, le criticità della città globale, le alternative al costante ma crescente fenomeno della mercificazione delle città stesse.

Seguendo una linea ideale che congiunge il villaggio neolitico alle moderne metropoli, passando storicamente attraverso la città industriale e quella fordista, e geograficamente tra la Parigi di Haussmann, la Rio de Janeiro dell’Expo del 1908, la Rust Belt, la Chandigarh di Le Corbusier, la New York di Jane Jacobs e Robert Moses, il testo racconta le varie fasi del rapporto tra la vita cittadina e le scelte e i dogmi economici imperanti nelle rispettive epoche, tenendo come punti fermi dell’analisi la geografia spazialista di David Harvey e una chiave di lettura che potrebbe essere definita marxiana.

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