La macchia urbana – La recensione di The Subway Wall

La città è realizzazione e allo stesso tempo alienazione dell’individuo. Non sorprende, infatti, che dal secondo dopoguerra ad oggi essa sia stata tanto oggetto di studio e speranza quanto angoscioso teatro della malinconia e della paura dell’uomo contemporaneo. Gli agglomerati urbani dopotutto sono ciò che il nome stesso indica, degli agglomerati che possono assumere molteplici forme che danno vita ad un’infinità di combinazioni di uomini, progetti e prospettive. La città immaginata dagli illuministi non era quella sovietica e probabilmente nemmeno quella capitalistica, ogni epoca e corrente di pensiero ha immaginato la sua città, sempre perfetta e allo stesso tempo piena di contraddizioni. Quello che fa Michele Grimaldi, nel suo ottimo La macchia urbana è fare ordine in un tema che oggi è di fondamentale importanza, ovvero cos’è la città, cosa accade al suo interno e cosa fare per renderla casa di tutti e non solo paradiso di pochi e inospitale abitazione di tanti.

Il modo migliore per definire La macchia urbana è “invito a rimboccarsi le maniche”.

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