La Campania e la democrazia dell’alternanza.

copertina blogGiuseppe De Mita, deputato dell’UDC, o di Alleanza Popolare, o come si chiamano questo mese, dichiara alla stampa che ritiene necessario in Campania il dialogo con il Partito Democratico.
Giuseppe De Mita è stato vice-presidente della giunta di Stefano Caldoro fino al 2013.

Provo ad essere esplicito e sintetico.

La democrazia dell’alternanza dovrebbe prevedere che alle elezioni si confrontino più coalizioni. Quella che vince ha il dovere di governare, quella che perde (o quelle che perdono) ha il dovere – altrettanto nobile e importante – di fare opposizione.
Dopo cinque anni si ritorna alle urne e al giudizio dei cittadini e degli elettori.
Se giudicheranno positivo l’operato di chi ha amministrato, rinnoveranno il loro consenso. In caso contrario, se avrà fatto bene il suo mestiere, e si presenterà con un programma credibile, toccherà all’opposizione divenire maggioranza e governare.

Quando ciò non accade, e l’opposizione rimane silente e complice, o pezzi della maggioranza attuale cambiano casacca in corsa solo per essere sicuri di vincere, ci troviamo dinanzi a due fenomeni che si chiamano consociativismo e trasformismo.
Alla voce “cattiva politica” li potrete trovare entrambi come le due principali cause della stessa.

Nella prossima direzione regionale del PD presenteremo un o.d.g. che impegnerà il partito ed il candidato presidente a non fare accordi elettorali, né imbarcare nelle liste, chi fino alla fine ha sostenuto il disastroso operato di Stefano Caldoro.
Il modello “L’Unione” in Campania ha già dato, da Mastella a Sommese.
Errare è certo umano, ma perseverare è più che diabolico.

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