Il “PUC” e l’Ospedale. Una lettera, non di amore e non di odio, al Sindaco di Scafati.

Screen Aliberti

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Screen Casciello

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Non sappiamo perché Pasquale Angelino Aliberti, il Sindaco di Scafati,  sia così ossessionato dall’uso e dall’abuso delle parole “odio” e “amore”. Ci piace però pensare, anche noi poeticamente, che non sia un riflesso condizionato del suo bisogno fisico di assomigliare in tutto e per tutto al suo capo, amico e pregiudicato Silvio Berlusconi, ma una sorta di reminiscenza adolescenziale che da qualche parte gli ricorda di Catullo, e di quando giovinetto anche lui sarà stato una persona con dei sogni, dei sogni che non fossero solo il potere per se stesso e la propria famiglia. Pasquale Angelino Aliberti scrive pubblicamente che si dispiace del nostro odio e aspira al nostro amore. Tutto ciò solo perché abbiamo prodotto una discussione pubblica su “Piano Urbanistico Comunale”. Chiediamo venia se abbiamo così violentemente ferito la sua sensibilità, non così sensibile quando la Città si allaga ad ogni pioggia, non così tenera quando il fiume Sarno continua ad essere simbolo di morte, non così profonda quando il suo amico Stefano Caldoro chiude il nostro ospedale cittadino e lui rimane zitto, silente e consapevole complice omertoso.

Caro Sindaco, noi comunque non ti odiamo. Ma, ad esser sinceri, non ti amiamo nemmeno. E non solo perché non vorremmo metterti in difficoltà con i tuoi amici, degni esponenti di quella destra volgare e retrograda che tutta la campagna elettorale ha trovato come unica accusa da rivolgermi quella di essere omosessuale, cosa che accetto di buon grado e senza vergogna, come quella di essere ebreo, zingaro, testimone di Geova e “ricchione”, come dite voi. Caro Sindaco noi non ti amiamo, perché l’amore, così come l’odio, sono due sentimenti seri. Tu, caro Sindaco, ci se semplicementei indifferente, come una parentesi, come un accidente della storia, come un piccolo fastidio che tanto sai che prima o poi passa, senza nemmeno andare dal medico Perchè,  caro Sindaco, noi amiamo la nostra Città, ed odiamo chi le vuole male, come la camorra, come gli speculatori, come chi depaupera le casse pubbliche, riempite con le tasse di tutti e svuotate per favorire gi amici di qualcuno. Noi amiamo il bello, il rosso della passione, il verde dell’ambiente, l’azzurro di acque che vorremmo pulite e di un cielo che non vorremmo sporcato dallo smog di un traffico impazzito. Amiamo i colori. Ed odiamo il grigio dell’inquinamento e del degrado, delle zone oscure dove si truffa, delinque, ruba; odiamo il torbido di chi nasconde le proprie malefatte, per derubare agli altri lavoro, opportunità e speranza. Noi amiamo la Politica fatta per liberare i cittadini dal bisogno e per costruire una Città migliore, odiamo la politica che sfrutta il bisogno dei cittadini, e che li affama e li priva di conoscenza per sfruttarli e trarne profitto, di carriera ed economico, individuale.

Ecco, per capirci caro Sindaco, noi amiamo e odiamo le cose importanti, i fatti, le prospettive, le idee. E a proposito di idee, lo sappiamo che al “Piano Urbanistico Comunale” ci sono state 206 osservazioni: non è una sua concessione, è un obbligo di legge attuare una discussione pubblica e permetterne la produzione. Ma se lei avesse accettato – e con lei l’assessore Fele e il presidente Coppola – il nostro invito ad essere presente domenica mattina alla nostra assemblea, ne avrebbe ascoltate altre, utili non per noi o per lei, ma per la nostra Città. E se adesso ci risponderà che non l’abbiamo invitata, sappia che un Sindaco, ad una assemblea pubblica nella quale si discute di quei temi, ci va lo stesso. Ad ascoltare, a prendere appunti, a riflettere. E se proprio ci concederà parte del suo prezioso tempo, della sua preziosa voce, delle sue preziose esternazioni, delle sue preziose dita che digitano compulsivamente aulici pensieri sulla tastiera e sui social network, non ci risponda con la sterile polemica ma ci risponda nel merito dei fatti. Perché sul Puc in sintesi abbiamo detto questo:

Centro storico / Zona A

Si al piano di recupero del 2000 previsto nel PUC.

No alle modifiche ipotizzate dalla delibera di giunta dell’Aprile 2013: no alla ristrutturazione urbanistica, all’aumento del 10% del volume di edificazione e no alla cancellazione del tessuto storico e dell’identità della nostra città.

Si ad un fondo comunale che sostenga il recupero degli immobili da parte dei privati e la “riconversione ecologica”degli edifici.

Si ad una “No tax area della durata di tre anni” sulle imposte comunale per tutte le nuove attività commerciali e artigianali che, compatibilmente col Piano di recupero del 2000, nascano ne centro storico.

Insediamenti produttivi

SI alle delocalizzazioni, no alle dismissioni.

Si alla difesa dell’occupazione e al sostegno all’impresa, no alle speculazioni e alla rendita.

Adibire il “Piano di insediamento produttivo” di via Sant’Antonio Abate come il luogo dove effettuare le delocalizzazioni.

Si a norme più precise e stringenti che regolino i parametri e il funzionamento delle “convenzioni urbanistica” tra Ente comune e imprese che decidono di de localizzare.

Edilizia privata ed edilizia sociale.

Inversione delle percentuali previste per la destinazione dei nuovi 800 alloggi previsti dal PUC: chiediamo che il 40% sia destinato all’edilizia privata e il 60% sia destinato all’edilizia sociale.

No alle speculazioni, si alla possibilità di poter acquistare o fittare a prezzo agevolato e convenzionato una casa per le giovani coppie e i ceti meno abbienti.

Attività commerciali .

Si ad un nuovo piano traffico, a zone a traffico limitato e ad una riqualificazione degli spazi che restituendo vivibilità, ridia nuova linfa al tessuto del terzo settore

No al “Centro commerciale” di via Luigi Cavallaro: l’amministrazione comunale e l’ente commissariale interrompano le ambiguità e ascoltino la volontà dei cittadini scafatesi.

Ecco, lei ch ne pensa di questo signor Sindaco? Abbiamo torto? Ragione? Sono solo nostre inutili preoccupazioni? E sempre nel merito, visto che non ci ha onorato della sua presenza, ma ha inviato audaci e valorosi e intelligenti suoi uomini di fiducia ad ascoltare, che continuano con la consuete eleganza e sobrietà anch’essi ad esternare, cogliamo l’occasione per informarla che nel merito di molte questioni le hanno riferito male. Ma d’altronde, di una serie di temi, oltre che occupare, loro e progenie, importanti strumenti di sviluppo solo come ricompensa elettorale e senza alcuna competenza, non ci pare ne capiscano molto. Sul “Piano di insediamento Produttivo”, ad esempio, abbiamo detto che siamo felici dello sbocco di nuovi fondi da parte della Regione, fondi che possono favorire l’evolversi di una situazione complessa e che invece dovrebbe essere un’opportunità eccezionale di rilancio della nostra economia. E abbiamo detto che quella proposta, l’utilizzo di quei fondi, nasce da una nostra idea, che siamo stati lieti sia stata recepita dall’amministrazione. Sa, caro signor Sindaco, nei paesi democratici, funziona così: se l’opposizione fa una proposta condivisibile, la maggioranza la recepisce, e insieme – che bella parola insieme, non trova? – si fa il bene della comunità. Senza ricerca di consenso ad ogni costo, senza facile demagogia ad ogni atto, senza questo clima da perenne campagna elettorale a cui lei vuole condannare noi e la nostra comunità. Perché caro Sindaco, nella vita bisogna scegliere cosa amare e cosa odiare.

E lei ci pare lo abbia scelto male.

Post scriptum: a proposito di amore, in merito alle vicende dell’Ospedale Mauro Scarato riteniamo vergognose le dichiarazioni del consigliere comunale – ed ex avvocato del comune – Brigida Marra. Per noi, per la nostra comunità, una città dove non nascano più bambini scafatesi è una città che rischi di perdere la memoria, l’identità e  quindi il futuro. E’ per questo che proviamo ogni giorno a sensibilizzare, assieme a tanti altri, la popolazione, a ribellarsi, a prender coscienza, a rivendicare diritti e salute. Non capiamo perché amministrazione non faccia altrettanto ed anzi, oggi come negli ultimi anni, con frasi del tipo “l’ospedale nemmeno prima funzionava, a che serve protestare?” e con false rassicurazioni (ve la ricordate l’eccellenza o la bufala del primo soccorso?) provi a fare da silenziatore, da anestetizzante. Forse perché non si può disturbare l’amico Stefano Caldoro, presidente della regione, commissario alla sanità e l’uomo che ha deciso di chiudere il nostro ospedale?

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Una risposta a Il “PUC” e l’Ospedale. Una lettera, non di amore e non di odio, al Sindaco di Scafati.

  1. francesco buonfiglio scrive:

    Mi è dispuaciuto molto non esserci, ma non ero proprio qui. Mi dispiace soprattutto perchè il piano traffico sta diventando per me quasi una ossessione. Se anche non mi tocca personalmente, vedo che effetto sta avendo quello attuale sulle attività commerciali, soprattutto nel tratto del corso che va da via Giovanni XXIII fino in piazza. Zona ormai morta, con forti ripercussioni nonostante i commercianti della zona siano in continua protesta. E questo è solo un aspetto della faccenda, anche se non sottovalutabile visto il lungo momento di crisi generale. Del traffico neanche a parlarne, è talmente vecchio il problema che ce ne siamo fatti una ragione. Come fa un’amministrazione moderna a non dare maggiore focus ad una cosa del genere?
    Mi piace la tua idea di sindaco che interviene”ad ascoltare, a prendere appunti, a riflettere”anche se non invitato. Dimostrerebbe una ottima apertura e sicurezza personale, cose che questo sindaco non mi sembra abbia. Al tempo stesso poi, delegare ad altre persone la presenza ed il feedback sull’iniziativa è molto pericoloso se queste persone non sono in grado(e dai commenti mi sembra che non lo siano). E anche su questo si vede lo spessore del sindaco.
    Sul PUC in generale, continuo a pensare quello che penso sull’Italia da tempo: ci sono cose ormai OBBLIGATORIE da fare e non si fanno. Il tempo che si sta facendo passare inoperativi sarà un moltiplicatore del tempo che ci vorrà per far ripartire la “macchina Scafati”. Eppure quando leggo le righe sopra vedo solo grandi opportunità. Cosa si aspetta?

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