Il Grande Hotel Napoli, la politica e la città ribelle

Scoppiano bombe ad Afragola, ed altre avevano colpito il quartiere Secondigliano. Ma pare non importasse a nessuno, finché un ordigno non è esploso proprio dentro la cartolina, con un botto che ha momentaneamente svegliato tutti e in maniera assai violenta. L’attentato nel cuore di Napoli alla pizzeria simbolo – alla quale deve andare tutta la nostra solidarietà –  il centro storico affollato da turisti, nuovi esercizi commerciali, catene internazionali hanno fatto arrivare il ministro dell’Interno e della Paura, con l’ordinaria foto in divisa, le polemiche da social, le mobilitazioni civiche e civili, a dir la verità abbastanza tiepide. Perché le sveglie suonano, ma puoi anche cliccare su “posponi”, e continuare a dormire un altro po’. E questa pare sia stata proprio la scelta di Napoli, delle sue classi dirigenti e della sua opinione pubblica: dormire un altro po’, fino alla prossima sveglia, fino alla prossima bomba.
Ma quel che è accaduto avrebbe dovuto spingerci, invece, a guardare più a fondo nel tessuto sociale ed economico di un contesto urbano in profonda trasformazione, con pezzi  di città che cambiano, altri che darwinianamente vengono lasciati morire.

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