Il decreto Minniti non è né di destra né di sinistra, è disuguaglianza

Non si dovrebbe mai iniziare un articolo con delle precisazioni, ma in questo caso faremo un’eccezione: per favorire la discussione, per scongiurare fraintendimenti, per evitare di farvi perdere tempo nel leggere le parole che seguiranno. La prima. Sono anche io convinto che la sicurezza sia un diritto, innanzitutto di quella che viene definita “povera gente”, ma le parole non sono mai neutrali ed hanno sempre bisogno di una declinazione; per questo occorre chiarirsi su cosa intendiamo per “sicurezza”, altrimenti il rischio è di finire come con il riformismo: nessuno nega l’importanza delle riforme, il problema è in nome di chi e perché vengono fatte. La seconda. A differenza di molti tra quelli che parlano di “povera gente” e periferie, io tra la “povera gente” e in una periferia ci abito davvero: conosco i palazzi grigi, i tram affollati, la puzza di piscio nei vicoli, le paure delle strade buie, il senso di insicurezza, abbandono, squallore di certi quartieri. La terza. Non mi appassionano nella discussione le tifoserie, i cori, le prese di posizione aprioristiche: ad esempio ho votato sì al referendum costituzionale del 4 dicembre, considero importanti i 500 milioni di euro stanziati dal governo Renzi per la rigenerazione urbana nelle periferie, sono addirittura iscritto al Partito Democratico… continua su L’Huffington Post

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