Città, tra disuguaglianze e speranza

Sono le previsioni, i timori, i racconti, gli insegnamenti e i punti di vista alternativi a costituire le fondamenta de La Macchia Urbanail libro di Michele Grimaldi edito da Aracne Editrice per la collana di studi Sociologia, Economia, Territorio.

Definire in breve che cos’è il libro di Michele – classe 1982 e una genuina passione per la politica – non è facile. Se da una parte La Macchia Urbana è stato definito come «un appassionato esercizio di critica del fenomeno urbano», un rapido sguardo al volume ci dice che dietro c’è molto di più: la storia incontra l’economia, la politica si mischia con l’urbanistica, la sociologia ritorna alla letteratura di Dickens ed Emile Zola.

A pochi giorni dall’uscita del volume abbiamo incontrato l’autore per farci spiegare qual è il cuore del libro, come nasce concretamente l’idea di scrivere una serie di riflessioni partendo dalla città e soprattutto perché – nonostante tutto – la parola che resta nella mente alla fine è una sola: speranza.

Scrittore, politico, studioso. Quale Michele Grimaldi troviamo dentro La Macchia Urbana?

«Ne La Macchia Urbana c’è tutto: c’è il Michele scrittore, il Michele politico, il Michele studioso, perché sono tre vicende che in tutti gli aspetti della mia vita in fondo si sono sempre tenute assieme. E non c’è per me scrittura senza studio, non c’è politica soprattutto senza studio, e non c’è studio senza la prospettiva di lasciare un contributo di analisi. È un libro in cui provo a mettere insieme tutte quelle che sono le mie esperienze, cercando di offrire un contributo di riflessione».

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