Ci hanno ucciso la salute!

Schermata 2014-02-03 a 00.04.26Cinque anni di crisi ed oltre quindici di tagli alla spesa hanno ridotto allʼosso le prestazioni sociali. 
In Campania la situazione è aggravata dallo sfascio finanziario della Regione e dei Comuni. Anche in presenza di finanziamenti disponibili, i tempi di pagamento della pubblica amministrazione arrivano normalmente a 2/3 anni. Dai dati forniti dal settore della Cooperazione Sociale della LegaCoop, in Campania dal 2009 al 2013 cʼè stata una progressiva erosione delle risorse destinate alle politiche sociali; nel mentre, nonostante i tagli e le chiusure di vari presidi ospedalieri, è aumentata la spesa sanitaria. Non solo, nelle linee guida per il prossimo triennio, la Regione Campania ha reso obbligatoria la compartecipazione dei Comuni alla spesa socio-sanitaria sostenuta dalle ASL. Da un lato si tagliano i trasferimenti ai Comuni, dallʼaltro si obbligano gli stessi a partecipare a spese che erano sostenute solo dalle ASL. 
Nel frattempo nella nostra Regione la gestione della sanità è ancora affidata ad un Commissario straordinario: il Presidente della Giunta regionale, Stefano Caldoro.

Un elemento che dovrebbe far riflettere. Se in tutti questi anni ha preso il sopravvento la logica aziendale nel governare la sanità, oggi questa impostazione deve essere rivista alla luce di un diritto fondamentale previsto dall’art. 32 della nostra Costituzione: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dellʼindividuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti».

Siamo ben consapevoli che la questione della Sanità in Campania sia una delle più delicate e incidenti sulla qualità della vita: negli anni abbiamo assistito a continui “tagli lineari” che spesso hanno penalizzato, se non cancellato, interi settori della sanità pubblica, operando un vero e proprio sbilanciamento a favore dell’offerta privata che ha finito per far lievitare i costi delle inefficienze che avrebbe dovuto tamponare. ‘Efficienza’ e ‘appropriatezza’ molto spesso sono state usate per fare cassa arginando il debito regionale, restando in quei parametri nazionali che tutti dicono di voler ridiscutere, ma che nessuno ha realmente messo in pratica per favorire il cambiamento. 
Affermare che la sanità rappresenti un tassello fondamentale in termini di governo e di economia regionale non è certo una novità.

Nel riordinare questa materia, dobbiamo tener conto innanzitutto della profonda crisi economica e sociale che si sta registrando nel nostro Paese, in cui 8,3 milioni di cittadini vivono in povertà e altri 15 milioni vivono al limite dell’esclusione sociale. Nel corso del 2013 in Italia 5,5 milioni di famiglie hanno rinunciato o rimandato le cure dentarie, 4,7 lo ha fanno fatto per visite specialistiche e 2,9 milioni per quel che riguarda esami di laboratorio. Tutto questo in un contesto in cui – notizia di oggi – la Campania chiude all’ultimo posto la classifica Istat per reddito pro capite (meno di 12.300 euro, dati riferiti al 2012).

In Campania tali difficoltà sono accentuate dal fatto che la ripartizione nazionale delle risorse viene effettuata tenendo presente soprattutto l’età media della popolazione: si tratta di una serie di parametri finalizzati allʼassegnazione di risorse diverse per ogni cittadino italiano. Basta dare un’occhiata alla spesa per abitante in Campania (1.710 euro) per comprendere come ci sia la necessità di uno sforzo regionale e nazionale per riallineare criteri e risorse che conducono anche al rispetto del diritto alla salute.

Questo ci pone di fronte a un primo compito: attuare tra Conferenza delle Regioni, Regione Campania e Stato, politiche sanitarie condivise che mirino soprattutto a combattere le diseguaglianze nell’accesso e nella fruizione dei servizi. 
Inoltre, restando in Campania, si assiste ad una lampante disparità di distribuzione di risorse che emerge in alcune zone interne dove, rispetto alla spesa di 1.710 euro per abitante, si passa ai 1.100/1300 euro. Siamo quindi chiamati a costruire una concreta e nuova partecipazione dei diversi livelli istituzionali che possano portare a interventi innovativi di protezione e promozione della salute.

Uno degli anelli deboli della sanità campana riguarda inoltre la discrepanza tra la programmazione e la sua effettiva attuazione. Oggi molti ospedali sono chiusi e la sanità territoriale stenta a decollare.
 Lo stesso piano di razionalizzazione delle strutture ospedaliere sembra irrazionale e dettato dalla maggiore o minore influenza politica dei vari Consiglieri Regionali. Non si tratta di avere un ospedale in ogni paese, ma di organizzare sul territorio strutture dotate di pronto soccorso con poche specializzazioni ben funzionanti e collegate in rete. Non cʼè bisogno di un reparto di ortopedia ogni 10 kilometri, ma di tutti i reparti nel raggio di 50. 
La stessa mission e il relativo rilancio delle cosiddette “eccellenze” della Campania vanno ridefiniti: poli di specializzazione e sanità del territorio potrebbero essere il primo passo da consolidare.

Attenzione, c’è anche da considerare la struttura demografica della popolazione. 
Pur essendo la nostra regione la più giovane d’Italia è preoccupante il tasso di anzianità che si registra in alcune zone. A ciò si aggiunge l’aumento di particolari patologie che, pur essendo in presenza di strutture in grado di rispondere alle necessità, vedono lʼiter penalizzato da lunghe liste di attesa che portano inevitabilmente ad una conseguente fuga di pazienti dalla Campania, aggravando notevolmente i costi. Proprio questi ultimi possono essere abbattuti con l’ammodernamento delle apparecchiature utili alla cura delle patologie, spesso quelle più complesse e debilitanti, ottimizzandone l’uso.

Rispetto a ciò, e per una giusta ed equa revisione della spesa sanitaria l’ADI (Assistenza Domiciliare Integrata) e l’ADO (Assistenza Domiciliare Oncologica), come tutta la gamma delle cure domiciliari, possono di certo migliorare la qualità della vita delle persone affette da patologie e il contenimento della spesa. Nonostante ciò continuano imperterriti i tagli alle politiche sociali, col rischio palese che lʼazione emancipativa delle stesse, intese come sostegno a diritti di cittadinanza, venga definitivamente declassata ad azione assistenziale e caritatevole.

Eppure alcuni servizi sociali, come lʼassistenza domiciliare integrata, evitano anche spese di ricovero improprio generando risparmi. 
Tutto questo è aggravato, per quanto attiene la cooperazione sociale, dallʼadozione di una serie di regolamenti che rendono possibile considerare automaticamente accreditate per i servizi sociali strutture private già accreditate con le ASL per prestazioni socio-sanitarie, come ad esempio le residenze per anziani e disabili: in buona sostanza, queste strutture potranno fare anche assistenza al disagio mentale o alla tossicodipendenza senza assumere figure professionali che, invece, le cooperative sociali o le Onlus devono avere obbligatoriamente.

Pensiamo sia necessario dare piena attuazione alla riforma Balduzzi sulla professione medica. 
E incentivare gli studi dei medici di base, convenzionati ed associati (magari in cooperativa), in grado di fornire primo soccorso e prestazioni ambulatoriali semplici 24 ore su 24. 
Favorire la prevenzione e scoraggiare il ricovero, incentivare lʼassistenza sociale e la medicina sul territorio per deospedalizzare la sanità, integrandola il più possibile con le politiche sociali. 
Considerando che, negli ultimi anni, le politiche sociali in Campania hanno subito tagli per quasi 100 milioni di euro, proponiamo la riconversione di una somma pari al 1% della spesa sanitaria da destinare al sociale.

Infine, ulteriore tassello da aggiungere al nostro mosaico è l’attenzione da dedicare alla ricerca che si unisce all’obiettivo di una buona formazione, vero cardine del cambiamento. 
Un cambiamento che si concretizza anche nel rivedere la struttura organizzativa, in particolare delle Aziende Sanitarie Locali e delle Aziende Ospedaliere con le loro competenze territoriali, e nell’individuare metodologie nuove per allineare la spesa del materiale sanitario a medie europee, recuperando le differenze tra nord e sud del Paese.

 

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Una risposta a Ci hanno ucciso la salute!

  1. Marcello D'Ambrosio scrive:

    Il Consigliere regionale dei DS Ugo Carpinelli ha contribuito in maniera determinante a istituire l’Azienda Sanitaria Locale unica, razionalizzando ed evitando le tre 3 ASL salernitane (quella dell’Agro Nocerino, quella di Salerno e quella del Vallo di Diano).

    Non è stato rieletto.

    Parole al vento.

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