Che cos’è la sicurezza?

In questi ultimi trent’anni hanno provato a convincerci – in parte riuscendoci – che la sicurezza dovesse coincidere con la criminalizzazione della povertà, della diversità, delle marginalità. Pensate alla Tolleranza Zero del sindaco di New York Giuliani, alle ronde della Lega Nord, al decreto Minniti timidamente applaudito anche dal ribelle de Magistris, al perbenismo piccolo borghese di stampo grillino.
Da combattere non sono più le cause della povertà, e cioè la disuguaglianza ed il privilegio, ma il “decoro” dei luoghi sensibili: come le piazze-vetrine delle città o gli interni e gli esterni dei nuovi centri commerciali.

Poi capita che un sindaco di Seregno dica frasi del genere: “Invito la popolazione a non aiutare gli accattoni basta dare soldi a chi chiede l’elemosina. Chi ha davvero bisogno è già aiutato dal Comune. Gli accattoni sono una delle piaghe che affliggono la nostra città. Sono ovunque e non sappiamo più come trovare una soluzione”.
Ma che nel frattempo però sia arrestato per i suoi rapporti con la ‘ndrangheta, ed in particolare per l’aver “favorito” la costruzione di una strada di collegamento ad un supermercato in cambio di voti.
Propaganda sui deboli, voti e affari con i criminali.
D’altronde a pensarci bene, anche qui a Scafati, in un comune sciolto per camorra, e dove negli ultimi anni abbiamo avuto circa dieci morti ammazzati e una ventina di bombe, i fautori delle ronde e degli “immigrati che ci costano 35 euro al giorno” sulla criminalità organizzata non hanno mai – mai – detto una parola. Nemmeno per sbaglio.

In pratica funziona così: si aizza la guerra tra poveri, e si cancella la guerra alla povertà, nel mentre con l’illegalità vera – che è la prima causa della povertà – ci si fanno affari e voti.
Io penso sia il caso di cominciare ad invertire questa rotta, e con essa pure il racconto che subiamo da oramai qualche decennio.

 

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