“Airbnb città merce” di Sarah Gainsforth

Un libro può essere scritto per molteplici motivi e in molteplici forme. Airbnb città merce. Storie di resistenza alla gentrificazione digitale di Sarah Gainsforth è uno di quei libri nei quali motivo e forma si fondono, dando vita a quasi duecento pagine nelle quali l’accuratezza della ricerca, la profondità dell’analisi e la partigianeria sincera della scrittura permettono al lettore di avere strumenti di conoscenza, di comprensione e (volendo) di impegno.

Gainsforth d’altronde è proprio questo: una ricercatrice indipendente, una giornalista freelance e una militante, con tutte e tre queste definizioni – che l’autrice dà di sé nella quarta di copertina del libro – a ritornare costantemente nel testo. Un testo che sin dalle prime pagine non nasconde mai la sua ratio e il suo obiettivo: decostruire la narrazione mainstream che accompagna la multinazionale Airbnb e contestualizzare la sua nascita, la sua azione globale ed il suo impatto sui contesti urbani nell’ambito dei più complessivi fenomeni di finanziarizzazione dell’economia e di ritorno ad una vocazione squisitamente spoliativa della struttura capitalista.

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